Premio d’arte

Il premio d’arte della Società Grigioni di Belle Arti viene assegnato a giovani artisti. Oltre ad una pubblicazione, il vincitore del premio sarà dotato di uno spazio espositivo nell'ambito dell'esposizione annuale.

La casa editrice di mass media Somedia ha assegnato un premio artistico dal 2012 al 2018 in collaborazione con il Museo d’arte dei Grigioni Coira. Dal 2019 il premio sarà assegnato dalla Società Grigioni di Belle Arti. Oltre a una presentazione singola nel quadro della mostra annuale questa nuova promozione comprende anche l’edizione di una pubblicazione completa.

Il premio d’arte della Società Grigioni di Belle Arti desidera rendere possibile ad un artista di pubblicare un’opera che nessuno è ancora in grado di esibire. Il premio intende promuovere in particolare i giovani artisti, come previsto dall’immagine guida della Società Grigioni di Belle Arti. Il premio viene assegnato ad artisti che hanno uno stretto rapporto con i Grigioni e che sono rappresentati alla mostra annuale degli artisti grigionesi. Il vincitore del premio artistico viene scelto da una giuria.

Precedenti vincitori del premio

frölicher | bietenhader (vincitori 2020)

frölicher | bietenhader
Selina Frölicher (Zurigo *1985) e Micha Bietenhader (Zug *1985) formano il collettivo artistico frölicher | bietenhader e sono i vincitori del secondo premio artistico della Società grigione di Belle Arti.

Grazie al contesto familiare di Micha Bietenhader, il duo di artisti presenta uno stretto legame con il Cantone dei Grigioni. Il duo partecipa regolarmente a esposizioni che hanno luogo nei Grigioni. Selina Frölicher e Micha Bietenhader si sono conosciuti alla HSLU di Lucerna, dove entrambi hanno studiato arte e mediazione tra il 2006 e il 2010. Essi collaborano dal 2008. Il loro lavoro è caratterizzato da un uso inconsueto di media come la luce, film o proiezioni. Spesso i lavori di Selina Frölicher e Micha Bietenhader si riferiscono a un determinato luogo e i due artisti sviluppano le loro installazioni prendendo spunto dalle situazioni architettoniche esistenti. Il loro approccio interdisciplinare permette loro di realizzare manipolazioni visive e auditive degli spazi.

La Società grigione di Belle Arti rende omaggio all’uso preciso e non prevenuto che frölicher | bietenhader fanno delle tecnologie attuali e riconosce il confronto consapevole e coraggioso con i linguaggi mediatici figurativi del nostro tempo. Il premio artistico assegnato per la seconda volta comprende l’edizione di una pubblicazione e una presentazione singola nel quadro della prossima esposizione annuale. La pubblicazione verrà consegnata a frölicher | bietenhader in dicembre in occasione dell’inaugurazione dell’esposizione annuale 2020.

Selina Frölicher e Micha Bietenhader, platzhalter, 2019, Objekt aus Kapakarton, 2 Projektoren (Foto: Thomas Strub)
Flurina Sokoll (vincitrice 2019)

Flurina Sokoll (*1986 a Coira)
Flurina Sokoll vive ora alle Bermuda. Ha studiato arte a Zurigo, Berna e Londra. Durante le esposizioni annuali al Museo d’arte dei Grigioni nel 2017 e nel 2018, ha attirato l’attenzione con sottili sculture composte da materiali di recupero.

Le installazioni eccentriche dell’artista grigionese lanciano uno sguardo critico su un mondo fatto di sovrabbondanza e creano spazio per domande che riguardano la gestione degli avanzi della nostra cultura materiale. Con sguardo acuto e critico Flurina Sokoll illustra il nostro rapporto con fugacità e sostenibilità.

Spazzatura e rottame, aree industriali dismesse e quartieri abbandonati sono diventati il simbolo di un’epoca che vive il proprio declino. I residui del nostro pianeta vivacchiano senza appartenere a nessuno e vagabondano disorientati. Mentre essi sono alla ricerca di attribuire nuova sensatezza, scelgono volutamente Flurina Sokoll. Oggetti ritrovati come vasi in vetro, tavole in legno, specchi, rotoli di stoffa e caloriferi rappresentano il materiale e il punto di partenza per le sue opere. Tuttavia l’artista lascia gli oggetti invariati e si limita unicamente a interventi moderati. Il processo artistico si manifesta piuttosto nelle combinazioni tra gli oggetti lasciati invariati, nel momento in cui Sokoll trasforma gli oggetti in composizioni scultoree.
Facendo ciò nasce un campo energetico, così che gli oggetti si caricano di significati modificati. La combinazione tra i vari oggetti ha l’intento di neutralizzare le storie degli oggetti, in modo tale da permettergli una nuova esistenza. In questo modo Sokoll ci posiziona a una certa distanza dall’opera ed è in grado di attirare l’attenzione sulla materialità e sulla sua libertà riguadagnata. Attraverso il gioco tra fugacità e rinascita Flurina Sokoll regala agli oggetti una seconda vita.

In occasione della mostra la casa editrice Edizioni Periferia pubblica un catalogo riccamente illustrato con contributi di Damian Jurt e Stephan Kunz.

Flurina Sokoll è la prima vincitrice del premio d’arte della Società Grigioni di Belle Arti.

Chris Hunter (vincitore 2018)

Chris Hunter (*1983)
Il lavoro artistico di Chris Hunter è vario e comprende diversi media: disegno, fotografia, video, object art, installazione, performance. Chris Hunter lavora ripetutamente con materiali trovati. Il filo rosso che attraversa il suo lavoro sono ricordi e tracce di vita. Chris Hunter si dimostra continuamente un poeta della quotidianità, catturando momenti speciali o raccogliendo materiali transitori e rendendoli portatori di storie di vita.

Chris Hunter, 25 Grad, 2017, federe per cuscini sbiancate al sole dietro vetro, 158.5 x 59 cm (Foto: Thomas Strub)

 

 

Miguela Tamó (vincitrice 2017)

Miguela Tamo (*1962 a Poschiavo)
Miguela Tamo vive ora a Basilea. L’artista grigionese lavora con i due media della scultura e del disegno. Le sue sculture trattano il corpo nello spazio. I volumi, spesso massicci, occupano piazze e creano centri che affermano la loro peculiarità.

In netto contrasto con l’ambiente circostante, tuttavia, sottolineano anche la consapevolezza del luogo specifico. Al contrario, i suoi disegni di linea non oggettivi attirano lo spettatore nelle immagini. I grandi formati emanano un effetto ipnotico attraverso le linee sinuose ed evocano un’atmosfera intima.

Katharina Vonow (vincitrice 2016)

Katharina Vonow (*1951)
L’artista Katharina Vonow ripercorre 50 anni di lavoro fotografico e ha lavorato per la stampa, come il “Neue Zürcher Zeitung”, il “Tages-Anzeiger” Zurich e il “Das Magazin”. Anche Time Life Magazine ha mostrato uno dei suoi lavori. Vonow ha anche creato fotografie nelle arti figurative.

La simultaneità di opere commissionate e indipendenti è caratteristica dell’artista, che non fa alcuna differenza e certamente nessuna gerarchia tra le sue foto. Per lei è importante il momento in cui la fotografia viene creata. Vonow sa come lasciare che il momento della fotografia diventi una casualità. E anche se quasi tutte le sue immagini sonodei  messi in scena, ci catturano con la loro percepibile naturalezza e intimità.

Remo Albert Alig (vincitore 2015)

Remo Albert Alig (*1971 a Coira)
Remo Albert Alig sta lavorando a un’opera concettuale complessa in cui la materialità delle opere gioca un ruolo portante. Nelle sue opere l’artista ruota intorno a questioni fondamentali della percezione, alla costruzione del significato e alla produzione di conoscenza. Come fa l’uomo a decifrare il mondo? Come è concepito il significato in ciò che legge e trova nella sua vita?

Le opere di Remo Albert Alig confondono in modo poetico-filosofico i nostri modelli interiorizzati di conoscenza. In questo modo egli mette in moto un fruttuoso conflitto tra percezione e pensiero.

Ester Vonplon (vincitrice 2014)

Ester Vonplon (*1980)
Il punto di partenza dell’artista fotografica Ester Vonplon è sempre il paesaggio. Ciò che qui è specifico non è la concreta collocazione geografica, bensì il fatto che il paesaggio appare prima di tutto come materia plasmabile e segue condizioni elementari: viviamo la roccia, la neve, il ghiaccio, la sabbia, il deserto, le nuvole come diversi stati aggregati in un processo continuo di divenire e passare.

Le opere di Ester Vonplon si muovono lungo uno stretto crinale sul quale l’immagine fotografica riflette ancora il mondo visibile, ma allo stesso tempo il mezzo appare come tale attraverso una manipolazione molto sperimentale e permette di riflettere le particolari condizioni. Le fotografie sono quindi tanto concrete quanto astratte.

Evelina Cajacob (vincitrice 2013)

Evelina Cajacob (*1961 in Sumvitg)
L’opera di Evelina Cajacob coinvolge un’ampia varietà di media e generi, dalle creazioni spaziali ai disegni spesso di grande formato o ai penetranti lavori video. Oggi Evelina Cajacob vive e lavora a Malans e Coira. Ciò che accomuna le sue opere è un sottile rapporto con i materiali più disparati, spesso tessili, e la loro leggerezza creativa.

Evelina Cajacob invita lo spettatore ad una spedizione piena di sorprese e scoperte con le sue riflessioni discrete e allo stesso tempo stupendamente sicure.

Javier Miguel Verme (vincitore 2012)

Javier Miguel Verme (*1970)
Dal 1986 Miguel Verme fotografa in modo obiettivo e documentaristico i paesaggi e gli edifici alpini e urbani della Svizzera. L’architetto di formazione si orienta alla tradizione storica della fotografia di paesaggio del 19° e 20° secolo.

Da diversi anni lavora con una macchina fotografica analogica di grande formato. Le immagini del paesaggio di grande formato di Vermes con un orizzonte alto e dalla prospettiva di un uccello forniscono viste panoramiche e approfondimenti focalizzati, che sono disposti assialmente o diagonalmente e mappano visivamente il terreno.